La gestione finanziaria ed il rischio di rovina nelle attività di trading di criptovalute

L’obiettivo principale di un trader professionista, sia che operi sui mercati classici sia su quelli criptovalutari è massimizzare l’impatto dei profitti e minimizzare quello delle perdite. Il crollo delle proprie finanze rappresenta il rischio più importante di chi fa trading, non solo per le ragioni connesse all’aspetto economico ma anche per quelle più gravi, legate ai riflessi psicologici.

Una delle strategie più immediate per eludere situazioni di questo genere è quello di edificare una barriera, un muro di protezione che eviti le conseguenze del rischio di rovina sul patrimonio personale. Tante persone compromettono la propria serenità economica per non aver considerato adeguatamente la cd esposizione alla rovina finanziaria, concentrando la attenzione solo sui possibili guadagni futuri dell’attività di trading, mentre invece quello che distingue l’operatore di professione dal neofita è proprio la capacità di controllare questo tipo di rischio.

Al contrario di quanto si creda il trader non è uno spregiudicato amante del rischio, i più grandi speculatori sono individui che nutrono una significativa avversione al rischio, dimostrandosi spesso insuperabili nella sua gestione. Quello che conviene fare pertanto è cominciare con il   computo del patrimonio personale posseduto dal trader, realizzando una stima del valore di tutti i beni, sia mobili che immobili.

Fatto questo, è riconosciuto razionale, logico e prudente destinare al trading  NON PIU’ DEL 10 % del patrimonio totale. In buona sostanza, immaginando un valore patrimoniale equivalente a 100, il primo target è quello di proteggere dal rischio di rovina il 90%, nel  senso che tale è la porzione che non dovrebbe mai essere superata qualunque sia  la risultante dell’attività sui mercati, anche la più negativa.

Il rimanente 10%  può tranquillamente rappresentare il capitale operativo a disposizione per il trading, che in molti definiscono anche capitale d’impresa. Esso costituirà la perdita massima anche nell’ipotesi di un esito catastrofico della nostra operatività, sia sui mercati tradizionali che su quelli  virtuali, un livello che se intaccato dovrebbe costringerci ad abbandonare ogni attività finanziaria.

Dopo di che, in ogni momento, ossia in ogni frazione temporale relativa al trading, (giorno, settimana, mese) , si dovrebbe investire soltanto una porzione predefinita del cd capitale d’impresa, che esprime l’entità in denaro disponibile da poter trasferire sulle piattaforme di trading o su un exchange. Per capitale operativo si intende quindi anche il margine richiesto dal broker, in caso di uso della leva finanziaria, oppure il totale della posizione, se non si utilizza la leva, più la massima perdita calcolata per il periodo.

In più, dal punto di vista produttivo, l’operatore retail dovrebbe distinguere le fonti di reddito c.d. certe da quelle aleatorie. In concreto è buona norma separare i profitti del trading da quelli maggiormente sicuri, come i redditi da lavoro, le rendite di affitti, le cedole di attività finanziarie a reddito fisso, i conti di deposito, ecc.., in  quanto è quasi sempre determinante avere chiaro in mente che queste due diverse tipologie di fonti di reddito possono coesistere, mentre risulterebbe assai compromettente avere come unica sorgente da cui attingere denaro quella proveniente dal trading.

Anche nel 2019 non esiste al mondo un trader privato in grado  di sostenersi solo con i proventi dell’attività sui mercati. Anche l’individuo che guadagna in maniera costante e persistente accantona una parte dei profitti che sua volta investe in attività meno esposte al rischio e che gli forniscono plusvalenze aggiuntive cd sicure.

Viceversa, quel trader che non disponga di un capitale sufficiente a garantirgli un appropriato flusso reddituale non sottoposto a rischio significativo, dovrà, volente o nolente, svolgere un’attività lavorativa fino a quando la sua situazione economica non sarà tale da permettergli di lasciare il proprio lavoro.

In altri termini, non si dovrebbe mai abbandonare il proprio lavoro per il trading, anche perché non si lavora solo per i soldi. Di fatto, fino a quando le rendite non eguaglieranno o supereranno i redditi da lavoro è consigliabile continuare a lavorare in modo tradizionale.

In merito all’esposizione al rischio e al cd rischio di rovina consideriamo in ultimo la legge della rovina statistica. Si tratta del primo errore fatale che può commettere un trader principiante. In sintesi, se da un capitale iniziale di 100 euro si perde il 50%, si rimane con 50 euro (100 –(100*50/100) = 50). Tuttavia se partendo da 50 euro si riguadagna la medesima percentuale che si è persa – il 50% – si arriva a 75 euro (50 + (50*50/100) = 75).

La legge della rovina statistica, in pratica, dimostra che la possibilità di recupero del valore iniziale del capitale perduto è inversamente proporzionale alla perdita. Per comprendere meglio  il concetto, in figura è a disposizione una tabella excel che mette in relazione la perdita iniziale di capitale operativo con il recupero necessario per ripristinare il capitale iniziale.

Il confronto tra le percentuali di perdita iniziale di capitale con quelle necessarie per il recupero, dimostrano la necessità assoluta di un money management razionale, che tenga conto di un ponderato rapporto rischio – rendimento in tutte le operazioni di trading.

Di Vincenzo Augello

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